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Musica Classica e opera di Classissima

Sergej Rachmaninov

giovedì 29 settembre 2016


Wanderer's Blog

15 settembre

Stanislav Kochanovsky e la OSN Rai per MITO Settembre Musica 2016

WandererStanislav Kochanovsky In una rassegna che ha il titolo di “Padri e figli” giunge quanto mai a proposito la sostituzione del previsto Dmitri Kitajenko (età 76) col giovane Stanislav Kochanovsky (età 35) sul podio della OSN Rai . Veramente la sostituzione era già avvenuta a Rimini la sera prima in cui c’era il notevole valore aggiunto di Simon Trpcheski solista nel Secondo di Rachmaninov. Per MITO niente Trpcheski (impegni del Pianista? risparmio sui costi? o improbabile “paternità” Rimskij-Rachmaninov?) e programma modificato nel secondo brano. Deve esser destino per Kochanovsky sostituire direttori russi over 70 quando c’è in programma Shéhérazade di Rimskij Korsakov: avvenne anche a S.Cecilia a Roma nell’aprile del 2014 quando sostituì Temirkanov [i direttori artistici sono avvisati, quando scritturano un “nonnetto” (per usare l’infelice espressione di un ineffabile cronista de La Stampa) per dirigere l’op.35 di Rimskij c’è Kochanovsky a disposizione ]. La serata aveva come “titolo” Orchestrare alla russa e aveva il proposito (credo) di evidenziare l’influsso del grande Rimskij su compositori delle generazioni successive. Rimskij ebbe indubbiamente un influsso notevolissimo sulla musica (non solo russa): non mi sembra però che i brani scelti siano molto indovinati. Il Divertissement da Le baiser de la fée di Stravinskij è un omaggio a Ciaikovskij (presentato nel programma di sala quasi come “rivale” di Rimskij) e in ogni caso non mi pare che in esso ci siano retaggi rimskiani, tutt’altro: perché allora non L’Uccello di fuoco, se si voleva restare in Stravinskij e dimostrare una paternità? Poi il Naughty Limericks di Shchedrin, in apertura, è lontano anni luce da Shéhérazade. Insomma i tre brani al limite sono un esempio di eccellente orchestrazione, senza però “legami di parentela” tra essi. Il tutto conferma in me l’impressione (forse errata) che la direzione artistica abbia fatto prima il cartellone dei concerti e appioppato il titolo della rassegna a posteriori, d’altronde è talmente generico che potrebbe essere assegnato a quasi tutte le stagioni concertistiche (ho provato con la prossima della OSN e ci starebbe, in senso lato, alla maggioranza dei concerti). Il brano più riuscito è stato Shéhérazade op.35. La lettura di Kochanovsky non mi è parsa diversa da quella data a Roma due anni fa, privilegiando l’aspetto narrativo della partitura e il movimento migliore in quest’ottica mi è parso il secondo che è il più “narrativo” dei quattro. L’Orchestra, nonostante qualche leggera e perdonabile imperfezione qua e là, ha ben risposto e le prime parti sono state a lungo applaudite. Il programma di sala aumenta di una unità il Gruppo dei Cinque: errore di stampa o confusione con il gruppo parigino di cui fecero parte Milhaud e Poulenc? Nessun bis a fine serata nonostante gli insistenti applausi: che stitichezza! Insomma un evento che sarebbe stato benissimo nella normale programmazione OSN Rai (non sarebbe stato neanche dei più significativi), piuttosto che in un “festival” come dovrebbe continuare a essere Settembre Musica. Kochanovsky e Alessandro Milani (violino di spalla, solista in Shéhérazade)

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3 settembre

La London Symphony Orchestra diretta da Noseda inaugura al Regio di Torino MITO Settembre Musica 2016

La LSO con Gianandrea Noseda sul podio Con un bel concerto della London Symphony diretta da Gianandrea Noseda, cha da questa stagione è direttore ospite principale e come tale sta dirigendo la tournée dell’Orchestra dal 24 Agosto al prossimo 14 Settembre, è iniziata a Torino la nuova edizione di MITO Settembre Musica. La tournée iniziata a Lubiana ha toccato molte città europee e Torino e Milano sono tra queste, in esse viene eseguita in prima italiana la trascrizione orchestrale di Cinque Preludi dal Secondo libro di Debussy a cura di Nikos Christodoulou. Gli altri due brani, La Mer di Debussy e la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, sono in comune con la maggior parte dei concerti proposti in tournée. Christodoulou ha orchestrato tutti i 12 Preludi che nel 2012 sono stati eseguiti ad Atene diretti da lui stesso. A scegliere i Cinque eseguiti a Torino ieri sera (replica a Milano stasera) è stato Noseda. “Trascrivere non è solo trasferire una composizione da una destinazione strumentale a un’altra. È entrare nell’anima di una partitura, intrecciare un dialogo con un autore al di là del tempo. Un’arte affascinante praticata da sempre: Bach trascriveva Vivaldi, Mozart faceva lo stesso con Cimarosa, Brahms con Schubert, Ravel con Musorgskij… Le trascrizioni raccontano un’altra storia della musica.” “Orchestrare i Preludes, cardine del pianismo novecentesco, non è far torto a chi li ha scritti, ma cercare di farli rivivere in uno spazio diverso capace di svilupparne le infinite possibilità. A Debussy sono stato fedele al cento per cento, senza però, mai cercare di imitarlo” (intervista a Christodoulou sul Corriere della Sera del 28 Agosto 2016). A giudicare dai cinque preludi eseguiti il lavoro di Christodoulou è stato molto scrupoloso e diligente e, secondo me, ha riprodotto bene lo stile orchestrale di Debussy. Era presente in sala e ha risposto ai calorosi applausi del pubblico, che ha apprezzato la Composizione. La serata è proseguita con La Mer e terminata con la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, che a dispetto dei numerosi detrattori continua ad avere vita particolarmente felice. Noseda che di Rachmaninov è convinto interprete ne ha dato una lettura equilibrata senza forti coinvolgimenti emotivi. Il rapporto che si è instaurato già con la London Symphony mi è parso eccellente, il che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Noseda è davvero uno dei migliori direttori del momento: averlo a Torino come direttore del Regio riempie di orgoglio. A lungo festeggiati Orchestra e, soprattutto, Direttore hanno ancora concesso due bis: il Trepak da Lo Schiaccianoci di Ciaikovski e la Danza Ungherese n.5 di Brahms (a proposito di trascrizioni….): pubblico restio ad andar via, ma Noseda ha fatto cenno che era ora di riposare. È terminato così il primo concerto del MITO, l’unico forse,a mio parere, che possa stare alla pari con le precedenti edizioni del Festival. Quanto seguirà mi pare piuttosto imparentato con le manifestazioni di piazza estive. Si sfruttano le risorse locali. Quindi il tutto diventa in realtà un anticipo delle stagioni che da ottobre a giugno le istituzioni musicali torinesi offrono. Anzi se si confrontano i cartelloni di queste si scopre senza difficoltà che l’offerta nei prossimi mesi è di gran lunga più stimolante e interessante. C’è stato ieri sera un assaggio delle grandi “novità”: la presentazione in quattro minuti (chissà perché non cinque?) di Stefano Catucci (impresa disperata, su cui preferisco non infierire), i sopratitoli con la guida all’ascolto (non è una novità, ma un vezzo del nuovo direttore artistico, che già un paio di lustri fa l’aveva proposto e che evidentemente non aveva avuto un gran riscontro). Per carità, si possono anche aggiungere cose alla precedente conduzione, purché lo si faccia con la dovuta sobrietà, senza presentarle come le novità di cui tutti avevano necessità e senza atteggiamenti messianici che sono completamente fuori luogo.






Sergej Rachmaninov
(1873 – 1943)

Sergej Rachmaninov (1º aprile 1873 - 28 marzo 1943) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra russo. Di fama mondiale, è considerato uno dei più grandi compositori e pianisti russi di sempre. Amava considerarsi soprattutto un compositore, piuttosto che un pianista, anche se lo sviluppo della sua carriera - per certi versi tormentata, almeno agli inizi - sembrava essere la dimostrazione del contrario. Nato nella tenuta di famiglia ad Oneg presso Velikij Novgorod, dove vivevano la madre, Ljubov Butakova, il padre Vasilij (ex-ufficiale dell'esercito russo), le sorelle Elena e Sofija ed il fratello Vladimir, tutti maggiori di età, Sergej visse fin dalla prima infanzia circondato dalla musica. Infatti sia il padre che il nonno suonavano spesso il pianoforte. Quando Sergej nacque, il cugino Alexander Siloti era già un pianista affermato. Altri due fratelli si sarebbero poi aggiunti alla già numerosa famiglia: una bimba di nome Varvara e un bambino di nome Arkadij (Varvara però morirà poco dopo la nascita).



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